Abolire il valore legale della laurea?
Il 27 gennaio 2012 il Presidente del Consiglio Mario Monti ha annunciato di voler sottoporre a consultazione pubblica il tema del valore legale del titolo di studio, affidandone la gestione al Miur. Il Miur ha elaborato un questionario, pubblicato il 22 marzo scorso e aperto a tutti i cittadini per richiedere le loro opinioni in merito a questo tema. Questo è stato sufficiente per riaccendere il dibattito.
Per farsi un’opinione è importante capire il contesto e in questo a noi è stata di aiuto l’indagine conoscitiva fatta dal Senato nel 2011 sul tema “Effetti connessi all’eventuale abolizione del valore legale del diploma di laurea” che descrive il valore del titolo di studio in Italia e nel contesto europeo facendo un confronto con il sistema dei paesi anglosassoni nei quali il valore legale dei titoli accademici non è riconosciuto. Nello specifico viene esaminato il sistema di valutazione dell’istruzione universitaria in Inghilterra e negli Stati Uniti.
Negli ultimi anni sono state numerose le iniziative a livello politico, governativo e parlamentare che hanno promosso l’abolizione del valore legale della laurea e tante sono le scuole pensiero che si sono sviluppate a favore e contro .
Dall’indagine conoscitiva sugli effetti dell’eventuale abolizione del valore legale del diploma di laurea in Italia, svolta dalla 7a Commissione permanente del Senato della Repubblica (Istruzione pubblica, Beni culturali, Ricerca scientifica, Spettacolo e Sport) pubblicata a febbraio 2012 emergono i punti di vista di alcuni dei principali riferimenti del governo, del mondo accademico, del lavoro e degli studenti.
Ne citiamo alcuni.
Secondo Confindustria nelle parole di Gentili “il vero limite del valore legale sta nel suo uso formalistico che spesso ha ottenuto risultati opposti a quelli desiderati. Occorre un sistema di accreditamento dei corsi di studio, svolto da agenzie indipendenti, che assicuri la verifica del ‘valore reale’ dei corsi di studio universitari.”
Dalla CRUI invece sono scettici. “Abrogare il valore legale potrebbe significare – spiega il presidente della Crui, la conferenza dei rettori italiani – liberalizzare la formazione universitaria, lasciando che chiunque possa istituire una ‘università’ e che il mercato faccia da regolatore del valore, sostanziale e non formale, dei titoli rilasciati“. “Abrogare tale riconoscimento vorrebbe dire consentire l’accesso ai concorsi pubblici a chiunque, indipendentemente dagli studi compiuti, o che chiunque potrebbe sostenere l’esame di abilitazione alle professioni di avvocato, ingegnere o medico senza essere laureato in giurisprudenza, ingegneria o medicina“.
I sindacati e le diverse associazioni di docenti, studenti e ricercatori universitari (Adu, Andu, Cisal-docenti universitari, Cisl-Università, Cnru, Cnu, CoNPAss, Flc-Cgil, Link, Rete29Aprile, Snals-Università, Udu, Ugl-Università, Uilpa-Ur, Usb-Pubblico impiego ….. scusateci se ne abbiamo dimenticata qualcuna … ) invece considerano il mantenimento del valore legale del titolo di studio un dato centrale del sistema universitario italiano e temono che la sua abolizione possa incrementare le disuguaglianze sociali ed economiche.
Gli ordini professionali manifestano forti perplessità. Secondo il Consiglio nazionale forense in Italia “mancano le fondamentali precondizioni necessarie a che l’abolizione del valore del titolo di studio universitario ai fini di abilitazioni e concorsi pubblici possa dare dei concreti e dimostrabili benefici“.
Il Consiglio nazionale degli ingegneri ritiene che “stante l’attuale quadro normativo, l’abolizione del valore legale del titolo di studio, comporterebbe un indebolimento della già ridotta capacità dell’Ordine degli ingegneri di garantire la qualità delle prestazioni dei propri iscritti“.
La Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri “esprime forti dubbi sul venir meno della certezza dal punto di vista giuridico del titolo conseguito che è la certificazione comprovante la conclusione di un percorso formativo compiuto secondo la normativa vigente”
Il Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Leopoldo Freyrie, in una lettera aperta al governo dichiara “Governo e il Parlamento hanno avviato con Leggi e Decreti la riforma delle professioni con il fine di garantire un accesso basato esclusivamente sul merito, pari opportunità per tutti e un miglioramento della qualità della prestazioni professionali. I fini sono totalmente condivisibili e sono realizzabili solo se si instaura un percorso virtuoso che dagli studi universitari, attraverso il tirocinio e poi l’Esame di Stato, porta a maturazione un professionista preparato culturalmente e attrezzato tecnicamente. Per questo credo che il tema del valore legale del titolo di studio sia stato mal posto, come se l’aspetto burocratico del problema – il famoso “pezzo di carta” – fosse più importante della sostanza. Alla domanda se è giusto che voti di laurea presi in Facoltà differenti e di diversa qualità e difficoltà debbano valere uguali nei concorsi pubblici, la risposta è lapalissiana: no”. Ma le soluzioni proposte sono errate e influenzate dalla passione per modelli anglosassoni che hanno storia e realtà diverse dalle nostre, come da quelle della maggior parte dei Paesi europei”
Questa consultazione pubblica consentirà di arrivare ad una risposta certa? Alcuni pensano di no. Abbiamo raccolto un po’ di voci dalla rete. Secondo Roar un sito di approfondimento sui problemi dell’università e della ricerca esiste già molto materiale documentale e informativo che potrebbe essere assunto a base di una decisione. La Rete di ricercatori 29 aprile invece lo definisce un “sondaggio-farsa”, mentre il Fatto Quotidiano non lo ritiene efficace per come sono strutturate le domande e le risposte . La Rete della conoscenza, un’associazione di studenti che non vuole abolire il valore del titolo di studio, ha preparato un prontuario per rispondere al questionario del Ministero .
Speriamo di avervi aperto la mente e soprattutto chiarito le idee in merito a questo spinoso argomento. Se desiderate partecipare occorre seguire le istruzioni online e il termine ultimo è il 24 aprile prossimo!
Buona compilazione!

















